Impianti Post-Estrattivi

Per implantologia immediata post-estrattiva si intende l’inserimento di un impianto subito dopo l’estrazione del dente. I vantaggi che ci offre questa tecnica chirurgica sono sostanzialmente due:
• evitare il secondo intervento con il quale si andrebbe ad inserire un impianto in un sito osseo post-estrattivo ormai guarito (a distanza di circa 3-6 mesi dall’estrazione)
• ridurre il tempo che intercorre tra l’estrazione del dente e la protesizzazione riducendo così il periodo di edentulia ed il tempo totale di trattamento del paziente.

Riassorbimento osseo ed impianti immediati post-estrattivi

Uno dei fattori che condiziona il riassorbimento osseo è la variazione dell’apporto vascolare a livello del sito post-estrattivo. La vascolarizzazione dei tessuti duri e molli del cavo orale ha origine da vasi sanguigni presenti nella midollare ossea (vascolarizzazione alveolare), nel legamento alveolo dentario (vascolarizzazione parodontale) e nel periostio (vascolarizzazione periostale/muco-gengivale). Con l’estrazione dentaria viene meno l’apporto vascolare legato al legamento alveolo dentario che viene perso insieme all’elemento dentario che viene estratto. L’alveolo dentario è posizionato in maniera eccentrica all’interno del processo osseo alveolare essendo, mediamente, più spostato verso il versante vestibolare questo comporta che la parete ossea vestibolare è, mediamente, più sottile di quella linguo/palatale dove è presente una importante quota di midollare ossea. A seguito dell’estrazione dentaria si ha un riassorbimento osseo più marcato proprio sul versante vestibolare della cresta ossea ed il motivo è da ricercare nel fatto che la parete ossea vestibolare, più sottile di quella linguo/palatale, sia quella che trae il suo massimo apporto vascolare proprio dai vasi provenienti nel legamento alveolo-dentari, vasi che insieme al legamento vengono persi con l’estrazione dentaria. Nella parte linguale dell’ alveolo invece si fa importante anche la quota di vascolarizzazione proveniente dalla midollare ossea, che abbiamo detto esser ben rappresentata in questo settore.

Criticità di questo tipo di intervento

E’ evidente che inserire un impianto in un sito immediato post-estrattivo che dovrà subire un rimodellamento osseo può rappresentare una difficoltà per un implantologo poco esperto. Oltre alle difficoltà tecniche insite in questo tipo di intervento dovute alla gestione più complessa dei tessuti molli, all’ottenimento della stabilità primaria dell’impianto e alla scelta dell’asse di inserzione e della posizione implantare più corretta, se non si è in grado di prevede come avverrà il rimodellamento osseo post-estrattivo ci si potrà trovare di fronte a problematiche che potranno compromettere dal punto di vista estetico e/o funzionale la riabilitazione implanto/protesica. E il risultato potrebbe essere un insuccesso. Uno degli aspetti critici per definire il successo di un impianto post-estrattivo inserito in un settore ad elevata valenza estetica è la stabilità nel tempo dei tessuti perimplantari (osso e gengiva). La stabilità di questi tessuti è determinata da diversi fattori tra i quali gioca un ruolo importante, pur non essendo l’unico fattore ad esser chiamato in causa, la posizione in cui viene inserito l’impianto. Si è visto che se l’impianto post-estrattivo (ma il discorso è valido anche per impianti inseriti in siti ossei guariti) si trova ad esser molto vicino al versante osseo vestibolare (quello che subirà il maggior rimodellamento) il rischio di avere una recessione (retrazione) ossea e/o gengivale è decisamente superiore rispetto a quello che avremmo con un impianto inserito più spostato palatalmente. La stabilità dimensionale dei tessuti perimplantari può esser influenzata da una corretta gestione dello spazio residuo tra impianto e parete ossea alveolare (è quasi sempre presente uno spazio residuo tra osso alveolare ed impianto in quanto c’è discrepanza tra la sezione del corpo implantare e quella dell’alveolo post-estrattivo): l’innesto di materiali particolati ossei o sintetici può contrastare il riassorbimento osseo orizzontale in quanto tali materiali solitamente presentano un riassorbimento più lento rispetto all’osso autologo (l’osso del paziente).

Discussione

Se è vero che con gli impianti immediati post-estrattivi non si previene il riassorbimento osseo è anche incontrovertibilmente vero che restano validi i vantaggi di questo tipo di intervento in termini di riduzione delle fasi chirurgiche e di riduzione dei tempi del trattamento. Probabilmente la risposta è no. La scelta del tipo di intervento da eseguire deve senz’altro considerare anche altri fattori che sono parimenti importanti tenendo sempre presente che l’obiettivo finale della riabilitazione è la massima soddisfazione del paziente.La prima e più importante considerazione che possiamo fare è che l’operatore che propone una riabilitazione implantoprotesica deve tenere sempre presente quelle che sono le aspettative del paziente: in pazienti con elevate esigenze estetiche che magari richiedono l’intervento in un settore del cavo orale in cui la valenza estetica è elevatissima (ad esempio nel settore frontale superiore) la scelta se eseguire o meno un impianto immediato post-estrattivo deve essere attentamente ponderata e non può non tener conto di quelle che son le capacità la preparazione e l’esperienza dell’operatore nella gestione di questo tipo di intervento. Stesso discorso può esser fatto in quei casi in cui è presente uno scarso spessore osseo, in cui il sito post-estrattivo non è ben conservato, nei casi in cui son presenti processi infiammatori endodontici o parodontali o c’è una non ottimale condizione parodontale nei denti contigui al sito implantare o in presenza di un biotipo gengivale sottile oppure ancora in presenza di una linea del sorriso piuttosto alta (pazienti che scoprono molto i denti ed in parte la gengiva quando ridono).

Conclusioni

Possiamo concludere dicendo che in tutti quei casi per così dire “più critici” gioca un ruolo fondamentale, nella riuscita della tecnica, l’abilità del chirurgo orale: la tecnica è cioè operatore-dipendente. Il chirurgo orale esperto e preparato potrà in molti casi ottenere eccellenti risultati nell’implantologia immediata post-estrattiva anche in presenza di quelle che per un chirurgo orale meno esperto potrebbero essere controindicazioni relative all’esecuzione dell’intervento. Detto questo va ricordato sempre che non esiste solo l’implantologia immediata post-estrattiva ma risulta ancora attualissima e foriera di grandi soddisfazioni l’implantologia tradizionale eseguita su un processo osseo alveolare guarito dagli esiti delle precedenti estrazioni.

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