Endodonzia

L’Endodonzia è la branca dell’Odontoiatria che si occupa delle patologie della polpa (ossia del“nervo”) dei denti e degli effetti che queste patologie possono causare sui tessuti ossei.
In caso di carie o di fratture gli stimoli di origine termica o traumatica sono in grado di compromettere la vascolarizzazione e l’innervazione pulpare fino ad arrivare alla perdita irreversibile della vitalità pulpare.
Le carie più profonde, possono provocare un’infezione batterica diretta della polpa che progredisce inevitabilmente in necrosi. Tali stimoli nocivi sulla polpa ancora vitale scatenano una forte sintomatologia dolorosa e sono indicativi di un danno pulpare irreversibile al quale si può rimediare con il trattamento dei canali del dente interessato, terapia comunemente conosciuta come “devitalizzazione”. Questa consiste nella completa detersione e strumentazione di ciascun canale mediante strumenti appositi e nella sua sagomatura al fine di renderne possibile la completa otturazione con un materiale inerte e sigillante.

Anche un dente già devitalizzato può essere la causa di importanti sintomatologie dolorose, che non sono più imputabili al dente stesso, il cui nervo è stato già eliminato con il precedente trattamento endodontico, ma all’innervazione dei tessuti ossei e mucosi limitrofi alla radice del dente interessato. In questi casi si tratta di un canale radicolare, non perfettamente sigillato, che è stato infettato da batteri provenienti dal circolo ematico o dall’ambiente orale (come può essere un’otturazione o da una protesi non perfettamente impermeabili). I batteri trovano un ambiente favorevole alla loro riproduzione e si moltiplicano causando in seguito anche un’infezione dei tessuti ossei vicini e, di conseguenza forte sintomatologia dolorosa.

A seguito dei trattamenti e soprattutto dei ritrattamenti endodontici, è buona norma eseguire dei controlli radiografici circa ogni 3, 6, 12 mesi.
Le varie fasi del trattamento endodontico sono le seguenti:
• – Radiografia diagnostica.
• – Anestesia locale (l’intero trattamento è indolore).
• – Ricostruzione provvisoria della corona dentale se è distrutta, allo scopo di lavorare in condizioni ottimali di isolamento del campo operativo.
• – Isolamento del campo operativo mediante la cosiddetta diga: cioè un foglio di gomma teso da un archetto metallico e tenuto in situ da un uncino metallico.
• – Apertura della camera pulpare attraverso la corona dentaria
• – Ritrovamento del/dei canali. Misurazione della lunghezza del canale (dalla corona fino all’apice radicolare) mediante una radiografia e/o un localizzatore elettronico dell’apice.
• – Strumentazione dei canali mediante uno strumentario endodontico che asporta la polpa canalare, i batteri e le sostanze infette, creando nel medesimo tempo una forma a cono, adatta a ricevere il materiale d’otturazione.
•- Lavaggi con ipoclorito di sodio, potente antisettico, per ottenere un ambiente il più possibile asettico.
• – Riempimento permanente dei canali con guttaperca, materiale plastico e modellabile con il calore, associato a cemento canalare
• – Otturazione provvisoria
• – Controllo radiografico per verificare la corretta esecuzione della cura
• Ricostruzione del dente a scopi protesici

Durante il trattamento il dolore è completamente assente grazie all’anestesia locale. Un indolenzimento, che può essere a seconda del soggetto più o meno lieve, è quasi sempre presente nei due-tre giorni successivi alla cura endodontica: si può ovviare con un qualsiasi analgesico. In presenza di radici particolarmente infette,in pochissimi casi, a causa della mobilizzazione ed al passaggio di batteri oltre apice, può svilupparsi un ascesso, ovviamente doloroso; l’insorgenza di queste complicanze non pregiudica però il successo della terapia endodontica. In questi casi, è necessario il drenaggio dei canali, operazione da svolgersi in pochissimo tempo. Sarà dell’Odontoiatra, se necessario, associare al trattamento endodontico una corretta terapia farmacologica.
Cosa si ottiene con il trattamento endodontico?
Il recupero dell’elemento dentario e la possibilità del suo reinserimento (con il restauro protesico) nell’arcata dentaria.

L’apicectomia e l’otturazione retrograda

Anche se dopo un trattamento o un ritrattamento correttamente eseguiti, la lesione ossea (il cosiddetto “granuloma”) di origine endodontica non guarisce, oppure se la sintomatologia dolorosa regredisce ma non scompare del tutto, permane una sensibilità alla pressione (soprattutto durante la masticazione). In questo caso si è davanti alla possibilitàpiù grave, che porta alla perdita del dente, è la presenza di una frattura della radice, evento molto difficilmente diagnosticabile sino a quando non si evidenziano alcuni segni clinici particolari che compaiono però solo in una fase molto tardiva.

morsa

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